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La grotta di Is Janas presenta peculiarità uniche nel suo genere, si sviluppa
come un lungo corridoio lunga 280 m. La grotta si apre con un ingresso
di forma rettangolare, immerso in una rigogliosa foresta di lecci.
Oltrepassato il cancello, si scendono alcuni gradini e si entra nel
Vestibolo ampio salone dal pavimento in discesa abbellito da colate
parietali e grosse stalattiti ricoperto da una verde patina di natura vegetale.
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Seguendo il tracciato si raggiunge la parte inferiore del salone e superata
una strettoia, si entra nel secondo ambiente,
S’Omu de is Janas (la casa delle Fate) così chiamato per la presenza, nella parte centrale,
di tre grosse e alte stalagmiti che sarebbero le tre fate pietrificate.
S’Omu de is Janas
è una sala di bellezza indescrivibile:
le pareti sono ricoperte di colate, colonne e drappeggi marmorei, mentre dall’alto soffitto pende una foresta di bianche stalattiti che contribuiscono a creare una suggestività eccezionale. |
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Segue il terzo ambiente noto come "Su Mulinu" per la forma di una delle massicce colate color ocra che lo caratterizzano. Lateralmente, sulla sinistra si possono notare due concrezioni particolari: una stalagmite alta una settantina di cm. la cui forma ricorda una statua della Madonna col Bambino, e una vela che richiama l’immagine del volto della Sacra Sindone. Viene quindi
Su Longu, largo corridoio quasi totalmente spoglio, alcuni particolari
si trovano nella volta, forme concentrica formate dall’acqua.
Dopo alcuni metri ed aver superato un cunicolo, per proseguire è necessario
passare sotto il Ponte, originale lama rocciosa, per raggiungere la sala del
Guano
così chiamata per la presenza di una di
una numerosa colonia di pipistrelli. |
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L’ultima sala, dove scorre un piccolo corso d’acqua,
è riservata agli esseri viventi che soggiornano
nella grotta.
Oltre all’aspetto per così dire "estetico", la grotta di
Is Janas
riveste grande interesse scientifico
sia per i reperti archeologici che vi sono stati rinvenuti ,
sia per |
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l’interessante fauna cavernicola che vi alberga. Le ricerche scientifiche sulla fauna ipogea hanno
portato alla scoperta, tra gli esemplari di un certo
interesse di due Coleotteri Cotopidi, completamente ciechi e pigmentati lo Speonomus (Batinoscelis) Lostiai e l’Ovobathysciola gestroi,
rari endemismi considerati relitti del pre-Miocene.
Per quanto concerne l’interesse archeologico sono stati fatti dei ritrovamenti di frammenti di olle della Cultura di Ozieri e dei vasi situliformi (a forma di secchio), frammenti decorativi attribuibili alla cultura di Monte Claro, databili tra la fine del III e gli inizi del II millennio a.c..
con avanzi di pasto a base di Cervus
e di Prolagus, una sorta di leprotto esclusivo
della Sardegna e della Corsica ormai
estinto da qualche secolo. Per ulteriori informazioni visita il sito www.grottesadali.com |
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